L’evoluzione dello storytelling: la serialità

Stiamo assistendo da qualche anno ad un’evoluzione dello storytelling: il modello universale del viaggio dell’eroe (con tutte le sue declinazioni immaginabili possibili) viene sempre più adattato ad uno sviluppo seriale della narrazione.

La struttura seriale rende la storia più simile ad una narrazione vivente: allunga l’arco di esperienza mantenendo attivo il contatto ed il processo di emozione e di trasformazione anche quando lo spettatore non sta guardando l’episodio ma sta lavorando, passeggiando, facendo altro. La serialità ha il potere di portare talmente dentro alla storia, che ci si porta la storia nella mente anche quando si è fuori da essa. Oppure: da essa non ci si esce mai del tutto (l’esempio più estremo di questo lo si ha nei funs sfegatati di qualcuno: sono costantemente immersi nella narrazione della cosa per cui stravedono).

Questo della serialità è un elemento di novità molto importante e dai risvolti non sempre positivi, se a proporre la serialità non è una televisione ma dei gruppo di potere attraverso i propri mezzi d’informazione controllati.

Tutta questa tecnologia di costruzione della storia ha un unico scopo: contattare il pubblico, interessarlo, appassionarlo, fargli provare emozioni. Farlo vivere il più possibile dentro alla storia stessa.

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