Si scrive sport si legge politica

Ospito un interessante articolo di Paola Bonesu, apparso su Pane e Politica.

Tifoseria o appartenenza politica? Il legame tra sport e politica vive di momenti simbolici: dalle sfide con l’avversario di sempre, all’identificazione con una comunità.

Il rapporto tra calcio e politica, come ci spiega Luca Checola, è segnato da forti analogie. La capacità dello sport di formare un universo simbolico cui richiamarsi e di creare momenti di comunanza e solidarietà, oltre che di scontro/confronto con l’avversario, rappresenta un terreno fertile su cui si possono costruire dei rapporti di carattere più propriamente politico.

Non è un caso, quindi, che un personaggio come Joan Laporta, per anni presidente del club calcistico più forte al mondo, abbia potuto far leva sui successi del Barcellona per presentare la propria candidatura al parlamento catalano. Non si tratta, semplicemente, dell’uomo di successo che “scende in campo”. Il Barcellona, la sua organizzazione e le sue vittorie rappresentano un’intera comunità che nei colori della squadra riconosce se stessa, anche in opposizione agli avversari madridisti. Così è facile che il suo ex presidente, da sempre indipendentista, si possa far carico di questo sentimento che identifica Barcellona con la Catalogna intera e con la sua voglia di slegarsi dal governo centrale spagnolo, che ha sede proprio a Madrid.

Il calcio può rappresentare un campo di forze in cui avviene una lotta per l’inclusione e l’esclusione anche a livello politico. Nel 1970 il Cagliari di Gigi Riva vinse lo scudetto: un successo che venne vissuto all’epoca come l’affermazione di una regione intera che fino a quel momento si era considerata ai margini. Quasi il vero ingresso della Sardegna in Italia, almeno a livello simbolico.

Da una parte vi è lo scontro con l’avversario, quel “noi contro loro” che è tipico anche del gioco politico. Dall’altra vi è la rivendicazione di un senso di appartenenza. L’orgoglio legato all’identificazione con una squadra di calcio corre in parallelo con l’orgoglio nell’appartenere a una comunità. Non c’è quindi da stupirsi che il fantasista Andrea Cossu definisca il Cagliari (l’unica squadra sarda in serie A, della quale lui stesso è un ultras) la sua “nazionale”. Né che si svolgano mondiali per nazioni senza stato. Un momento di riconoscimento reciproco su cui la Lega Nord ha puntato molto, proprio per la capacità del calcio di creare momenti simbolici politicamente rilevanti.
Questi legami di appartenenza sono poi evidentissimi analizzando i movimenti ultras. La fedeltà alla propria squadra del cuore crea un rapporto di solidarietà che è cavalcabile per altri tipi di rivendicazioni, spesso totalmente slegate dal contesto della competizione sportiva.

Analogie che oggi ritroviamo tra calcio e politica, in passato hanno visto come protagonisti altri sport. Un esempio su tutti il duello tra Coppi e Bartali, che era vissuto dall’Italia del dopoguerra come il duello tra il comunista laico e il democristiano (per quanto l’identificazione di Fausto Coppi con il partito comunista fosse sicuramente un po’ forzata), le due anime che caratterizzavano la vita politica del tempo. Il dibattito politico si intersecava quindi con le sfide ciclistiche, in un mix tra tifoseria e appartenenza partitica. Uno dei tanti momenti in cui si è scritto sport e si è letto politica.

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