Una storia di politica vicentina

L’importanza di capire la storia dominante del momento e leggere la corretta emozione del cittadino.

Il primo novembre del 2010, la città di Vicenza ed altre zone della provincia sono travolte da un alluvione che causa due vittime ed oltre 3000 sfollati. Il sindaco della città, Achille Variati, interviene subito, scende in strada tra la gente e attiva tutto quanto in suo potere per aiutare la popolazione. In quanto sindaco – che ha quindi poteri esecutivi e decisionali sulla città – egli assume, narrativamente parlando, il ruolo di “salvatore” della città in difficoltà. E’ in uno schema archetipico classico.

Quindi: accade una tragedia. Tutti i cittadini guardano al proprio sindaco, come riferimento naturale ed ovvio per avere sostegno. Su un piano emozionale vi è una forte richiesta di aiuto, di rassicurazione, un enorme bisogno di attenzione e di punti di riferimento interessati alla propria condizione di pericolo. Per i motivi detti sopra il sindaco ottiene il 100% dell’attenzione del momento. E’ lui colui che può salvare a città.

In un’analisi narrativa bisogna sempre tener conto della narrazione dominante e dei ruoli in gioco (Sindaco-eroe) e delle emozioni che sta vivendo il “pubblico”. L’opposizione politica a Variati, nel desiderio di far sentire la propria voce in un momento così difficile per la città, avrebbe dovuto compiere un analisi narrativa della situazione, valutando la narrazione dominante e i suoi ruoli (Sindaco-eroe) e delle emozioni dei cittadini coinvolti nella tragica storia.

La situazione richiede di posizionarsi di fianco al Sindaco-salvatore, verso il nemico in questo caso comune. Andare contro il sindaco e l’archetipo che gli è stato calato in testa dagli eventi, presenta il grosso rischio di posizionarsi nella mente del cittadino dalla parte sbagliata: chi si mette d’intralcio – anche solo a parole – alla soluzione di problemi prioritari.

Tuttavia: due giorni dopo l’esondazione l’opposizione chiede le dimissioni del sindaco Variati.  Se la mossa è coerente sul piano politico, è completamente fuori sincrono rispetto la realtà. Cosa può aver pensato il cittadino comune?: “ma come, stiamo annegando nel fango e questi pensano prima a litigare per i propri affari politici?” E questo inserisce l’opposizione in un frame di significato più vicino a “nemico” che ad “amico”.

(Attenzione! non sto dicendo che non ci fossero gli estremi per la richiesta di dimissioni. Questo io non lo so. Sto semplicemente facendo un’analisi di comunicazione e di strategia di comunicazione).

La domanda è allora: come avrebbe potuto l’opposizione partecipare a questa narrazione imposta dagli eventi, che ha spinto il proprio avversario politico ad essere eroe della storia? Come avrebbe potuto partecipare al salvataggio della città senza finire nell’ombra del Sindaco eroe, mantenendosi così distinti agli occhi dei propri elettori?

La situazione andava letta meglio (e con un analisi narrativa) come l’opportunità di cominciare a raccontare una propria narrazione capace di posizionare l’opposizione riguardo alla tragedia alluvione. Andava capita meglio l’emozione dei propri cittadini in quello specifico momento. Due giorno dopo l’alluvione, lo stato emotivo della cittadinanza non tendeva all’accusa ma piuttosto alla richiesta di aiuto, al bisogno di idee per risolvere la situazione. Questo andava letto subito, perché attaccare il sindaco significava impattare contro la forza di questa emozione.

La cosa poteva avvenire così. Conferenza stampa dell’opposizione: “Le nostre idee sul governo della città sono normalmente fortemente in contrasto con quelle del sindaco Variati. E continuano ad esserlo. Tuttavia oggi, per il bene dei nostri concittadini, ci rendiamo disponibili al sindaco, al fine di risolvere il più velocemente possibile la situazione. Ci riserveremo in un secondo momento di interrogare il primo cittadino per scoprire se vi siano responsabilità di qualcuno che hanno concorso all’avvenire di questi fatti.”

Questa era la risposta giusta da dare all’emozione della città in quel momento. Avrebbe inquadrato (frame) l’opposizione in una linea condivisibile e apprezzabile da tutti i cittadini. Più vicina ad “amico”. Sarebbe stato comunque Variati il salvatore, ma l’opposizione si sarebbe presa parte del merito. E soprattutto sarebbe stata l’occasione attirare fiducia del cittadino sullo sviluppo di un racconto politico, da arricchire, approfondire successivamente, magari con il lancio di un vero e proprio progetto nuovo, sulla forza di una credibilità rinnovata dai fatti. L’opposizione avrebbe contattato l’emozione della popolazione dalla parte corretta. Poi, in un secondo momento, con altre emozioni in gioco, a mente fredda l’opposizione avrebbe dovuto puntigliosamente chiedere conto al Sindaco.

Avrebbe diffuso la sensazione non di essere “chi sfrutta una tragedia per mandare a casa il Sindaco” ma di chi “continua ad interessarsi della propria città controllando puntigliosamente chi la governa”.

Tutta un’altra storia.

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