Lo scenario politico-narrativo italiano – Parte V –

“E se Berlusconi esce di scena?”

Abbiamo visto come in Italia vi sia un frame principale e di come quasi tutta la contro narrazione avvenga al suo interno puntando a demolire una storia piuttosto che costruirne una nuova con cui conquistare gli elettori.

Ilvo Diamanti, in un editoriale su La Repubblica (24 gennaio 2011) dal titolo “E se il cavaliere uscisse di scena” compie un’analisi che avvalora in qualche modo quanto detto sul frame principale. Cito un passaggio: “[…] l’intera architettura di questa Repubblica è stata concepita da lui [Berlusconi]. E si regge su di lui. Perché Silvio Berlusconi è l’inventore della Seconda Repubblica. Colui che ha imposto la personalizzazione e il marketing in politica. Il format a cui si sono uniformati tutti i partiti, a destra e a sinistra. Berlusconi: ha alimentato l’anticomunismo e, in modo simmetrico, l’antiberlusconismo. Insieme al contrasto Nord-Sud e all’orientamento anti-romano, affermati dalla Lega, le fratture “ideologiche” più importanti degli ultimi 17 anni […] se Berlusconi uscisse di scena, occorrerebbe ri-costruire, ri-formare e ri-fondare la nostra democrazia attraverso “un processo costituente condiviso” […]”

Voglio girare questa lettura politica di Diamanti in chiave narrativa. Ma se veramente Berlusconi finisse ai margini della scena politica italiana (dopo quasi un ventennio di racconto) non perché gli viene preferita un’altra visione di futuro ma perché vengono abbattute le fondamenta che sostengono la sua storia, quale scenario si prospetterebbe? Che accade se il frame dominante implode sotto l’attacco narrativo costante degli avversari, pur se l’attacco avviene dall’interno del frame stesso? Che succede nel momento in cui dovesse chiudersi questo grande libro che tutti leggiamo (anche i disinteressati) da quasi vent’anni? Che fine faranno coloro che hanno tentando di far finire una storia, da dentro quella stessa storia? Ne rimarranno definitivamente rinchiusi o salveranno qualche brano narrativo, qualche brandello di narrazione politica senza trama, con cui tentare di raccontarsi? E poi che succederà, se si chiude la narrazione dominante senza aprirne una di realmente alternativa e di paragonabile diffusione e consenso? Come avverrà l’elaborazione del lutto se muore la narrazione politica di Berlusconi che in fondo unisce l’Italia? Ci si spartiranno tante narrazioni territoriali? Vincerà una storia rabbiosa? Rivendicatrice? Spartitrice? Consolante? O s-paesata (senza Paese)?

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