Quale futuro, se la narrazione politica non incontra più la storia di vita dei cittadini?

Il risultato delle recenti elezioni amministrative ha messo in evidenza che nelle 13 maggiori città in cui si è votato (capoluoghi regionali e/o i comuni con almeno 100.000 abitanti) il blocco del centrodestra ha pesto almeno 6 punti percentuali, quello del centro sinistra oltre il 14. L’uno e l’altro stanno sperimentando una diminuzione di consenso già  intuibile, peraltro, nell’andamento generale dei sondaggi degli ultimi due anni.

Da un punto di vista narrativo è evidente che entrambi i poli stanno sperimentando una mancanza di racconto politico capace di creare identificazione negli elettori e quindi di generare consenso: la linea narrativa del fango sull’avversario da un lato e dell’assenza di un racconto credibile per il futuro dei cittadini dall’altro, stanno portando ad uno scollamento politica-realtà degli elettori. Il racconto di Berlusconi vittima di una persecuzione giudiziaria o quello di Berlusconi demone e causa di tutti i mali (su cui un tempo si potevano anche vincere o perdere le elezioni), oltre ad apparire fortemente manipolative, non coinvolgono più allo stesso modo l’elettore, che evidentemente le percepisce lontane dalla storia o dalle storie di cui egli senta la reale e concreata necessità. Sono racconti impartecipabili dal cittadino che teme per il proprio posto di lavoro, o si sente solo nel portare avanti una famiglia. Sono racconti che non contengono traccia di un futuro che li possa riguardare. Un tempo la radicalizzazione aveva pagato, è vero. Ma oggi sono cambiate le necessità dei cittadini, e – cosa fondamentale per una narrazione – negli ultimi due anni sia a destra che a sinistra la narrazione garante, quella che poteva cioè sostenere la fiducia di una promessa di futuro, è venuta via via a deteriorarsi, togliendo terra da sotto i piedi alla credibilità di ogni storia.

Inoltre, vi è una linea narrativa più nascosta, poco letta, ma forse la più deleteria perché mina l’organizzazione e la diffusione di un’idea politica: centrodestra e centrosinistra non si stanno rendendo conto di proporre una simile linea tematica negativa verso attivisti e volontari. La militanza che da un lato si sente tradita (la delusione di che ha dato molto e si è visto passare davanti da chi non ha faticato e guadagnato stima e rispetto sul campo) dall’altra sembra non trovare spazio (tanto che qualcuno deve invocare la rottamazione). Sta passando il messaggio (anche verso gli elettori) che vincono solo gli amici di chi comanda.

Tornando alle amministrative, chi ha proposto un racconto credibile, intercettando stati d’animo, o bisogni della gente, ha raccolto consenso. Le forti narrazioni di protesta sembrano fare leva su stanchezza, disillusione e rabbia di ampi segmenti della popolazione (Grillo, Idv). Vendola, che un anno fa ha dato inizio ad una narrazione pensata, organizzata e strutturata, italianizzando il modello di Obama, ha sostenuto Pisapia a Milano fin dalle primarie. Grillo Idv e Vendola non hanno solo proposto un racconto rivolto agli elettori, ma si sono preoccupati di far sì, attraverso un uso intelligente dei social network, che questo racconto fosse coinvolgente e partecipabile per gli elettori stessi.

Oggi è più chiaro che mai che il personaggio politico non può limitarsi a comunicare ma deve creare ed incarnare una narrazione politica sviluppata su un medio e lungo termine e capace di generare consenso; una narrazione che deve intercettare la reale forza motrice della sua diffusione (l’elettorato giovanile) e deve tener conto oggi di un sistema comunicativo radicalmente cambiato. Oggi davvero, in politica, è fondamentale saper costruire un vero e proprio Ponte narrativo capace di creare un luogo su cui s’incontrano le idee del personaggio politico e la fiducia dell’elettore. Solo così la storia può creare consenso, e una forte e concreata visione di futuro per il cittadino può essere tradotta sul territorio.

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