Lo scenario politico-narrativo italiano – Parte I –

La narrazione dominante.

Nota. Con questo post inizia una serie di 5 pubblicazioni che analizzano o scenario politico narrativo recente insieme (aprile-maggio 2011). I primi post riprenderanno dei concetti già espressi in altri precedentemente pubblicati. Quindi c’è qualche ripetizione che mi sembrava tuttavia necessaria sviluppare una lettura sequenziale e completa.

Un frame narrativo è un quadro di senso, una cornice di significati all’interno della quale avviene una narrazione. E’ un contenitore che influisce sul contenuto. Se guardiamo il contenuto di una bottiglia di vetro colorato, lo percepiamo in modo dipendente dal colore del contenitore. Per vedere il reale colore del liquido contenuto, dovremmo farlo uscire dalla bottiglia. 

In Italia, vi è un frame dominante, ed è quello costituito dalla narrazione politica di Silvio Berlusconi. Una narrazione apparsa nel 1994 ma in realtà iniziata prima, con la costruzione di una storia di imprenditore di successo poi travasata (con tutta la sua forza rappresentativa sul piano umano e pragmatico) sul nuovo personaggio politico che andava ad incarnare. Ad ogni protagonista di una storia che si rispetti deve corrispondere un pericolo (serve per orientarsi in uno scenario complesso e per far prendere atto delle obiettive difficoltà sul campo): Berlusconi fece leva sul pericolo, dal suo punto di vista, di un’Italia che “finisce nelle mani dei comunisti”. Ebbe inizio una narrazione che sarebbe divenuta via via sempre più ampia, fortemente radicata sul piano culturale, dei costumi e perfino nel linguaggio, democraticamente (e)letta, sconfitta e ri(e)letta. Una storia che ha raggiunto il carattere di un grande quadro (frame) all’interno del quale hanno finito per muoversi e riferirsi spesso anche gli stessi oppositori di Berlusconi. Questo frame viene attivato ogni volta che si parla di: sesso, soldi, televisioni, potere, informazione, conflitto di interessi, giornali di destra (implicito pro-Berlusconi), giornali di sinistra (implicito contro-Berlusconi), barzellette, gaffes, gossip, corruzione, magistrati, impunità, persecuzione giudiziaria, Berlusconi ha problemi di salute, Berlusconi divorzia dalla moglie, Berlusconi fa i festini, Berlusconi ha la fidanzata, il Milan torna a vincere, e così via. Di tutto. Le contro narrazioni politiche oggi sono prevalentemente impostate su dei racconti del tipo Anti-Berlusconi, Antiberlusconismo, Mandare a casa Berlusconi, Grande coalizione contro Berlusconi, eccetera. A raccontare queste contro-storie c’è tutta l’opposizione: la sinistra dal PD a Vendola, la contro-narrazione totalmente dedicate a Berlusconi di Italia dei Valori,  quella contro tutto un sistema del Movimento Cinque Stelle. Anche Fini ha lanciato un nuovo movimento politico che ha avuto più forza nella contro-narrazione a Berlusconi, piuttosto che per una narrazione chiaramente distinta, finendo così, agli occhi del pubblico, per raccontare da destra la storia che già si sentiva da sinistra.

Quindi narrazioni in cui il peso specifico della proposta viene continuamente superato da quello della protesta. L’intento è quello di indebolire la storia dominante. Tuttavia, senza uscire dal frame “Silvio Berlusconi”, si finisce per  rinforzare quegli stessi elementi base su cui è costruito il suo consenso. E infatti queste sono contro-narrazioni ma non frame alternativi. Non a caso alla domanda di sondaggio: “Se lei potesse scegliere, quale tra queste personalità nominerebbe come Presidente del Consiglio in Italia, per la sua capacità, per il suo carisma?” il più nominato è – guarda caso – il Personaggio principale del frame dominante: Silvio Berlusconi.

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