La narrazione elettorale di Emma Bonino nel 1999

Alle europee del 1999 il Partito Radicale puntò sul volto e sulla storia di  Emma Bonino, per costruire una narrazione elettorale dal forte carattere indipendente, che riuscì ad essere né pro né contro la storia dominante del momento, quella di Silvio Berlusconi, a cui tutti si riferivano. Fu un esempio di narrazione politica messa in campo attraverso una comunicazione pensata e strutturata su un personaggio politico. Nel maggio del 1999 doveva essere eletto dal Parlamento il nuovo Presidente della Repubblica e nel giugno ci sarebbero state le votazioni per le Europee. La mossa più astuta dei Radicali, su un piano strategico narrativo, fu quella di creare una vera e propria campagna a sostegno della Bonino come candidata alla carica di Presidente della Repubblica. Una cosa senza logica su un piano costituzionale, visto che in Italia in Presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento e non dal popolo. Tuttavia questa scelta apparentemente assurda si rivelò di grande efficacia.

Lo strumento centrale della narrazione fu uno spot, attorno al quale fu costruita una comunicazione fatta di manifesti, azioni sul territorio e attività media, con eventi per la stampa a cui parteciparono intellettuali e volti noti della televisione. Il parlamento andò dritto per la sua strada, ed elesse Carlo Azelio Ciampi, ma i sondaggi espressero con grande chiarezza quale sarebbe stato il candidato preferito dagli italiani: Emma Bonino raccoglieva il 50,8% dei consensi.

Quale fu il segreto di questo successo? I Radicali crearono una narrazione fino a quel momento mai esistita in Italia. E la crearono in modo che i cittadini potessero parteciparvi, facendoli sentire in qualche modo chiamati ad esprimere la propria opinione su chi desiderassero come Presidente della Repubblica. Certo sarebbe stato il Parlamento a deciderlo, ma i cittadini scoprirono che potevano avere un’opinione a riguardo.

“Emma for President” divenne un frame indipendente (perfettamente allineato alla storia Radicale) all’interno del quale il pubblico elettorale sentì di aver guadagnato in qualche modo una libertà di espressione. Se non quella di scegliere, almeno quella di far conoscere la propria preferenza. Nella campagna gli elettori furono invitati ad identificarsi nell’eroe Emma Bonino: lo spot raccontava 25 anni di storia e di impegno politico di Emma Bonino (e di quello di Marco Pannella la cui linea narrativa s’inframmezzava nello spot a quella della Bonino), presentandolo in modo da comunicare i valori di coraggio e dedizione riconosciuta sia a livello nazionale che internazionale. La forza della narrazione di Emma Bonino la posizionava come donna pronta a difendere e lottare in prima persona per le proprie idee e per i diritti e valori universali. Il fatto di essere donna aggiungeva novità e distinzione al posizionamento narrativo. Dai manifesti della campagna (“E tu cosa vorresti: uno dei soliti o una come Emma?”, oppure, “Emma Bonino. Finalmente l’uomo giusto”) emergeva proprio la volontà di differenziarsi e di far valere la posizione delle donne nella politica e nella società italiana.

Dopo l’elezione di Ciampi, Emma for President divenne Emma for Europe, dando continuità narrativa al racconto e spingendo così gli elettori a trasformare in voto l’opinione già maturata sulla Bonino. Gli spot elettorali (“Il 13 giugno votate come avreste votato voi per il Presidente della Repubblica”) suggerivano  in qualche modo al pubblico che la storia a cui avevano partecipato con Emma for President poteva vivere ed avere un suo corso nelle elezioni Europee. La narrazione già condivisa si caricò anche perciò di una sorta di desiderio di rivincita degli elettori “inascoltati dal Parlamento” sulla scelta del Presidente. I Radicali ottennero in quell’anno il maggiore risultato della loro storia: l’8,5% dei consensi (alle elezioni politiche del 1996 erano all’1,8%).

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