Il passaggio di un testimone narrativo

Come Kennedy, Clinton ha rappresentato una nuova generazione, ed ha basato la propria campagna elettorale su una forte idea di far ripartire la nazione, di darle nuovo slancio e futuro. Se Kennedy narrò la sua politica dei diritti civili, Clinton abbracciò lo stesso schema narrativo di frontiera applicandolo alla propria visione di economia e di politica sociale. Di paragoni tra Clinton e Kennedy ve ne sono stati molti più o meno forzati, spinti anche da quel desiderio di cambiamento e speranza che negli Stati Uniti è fortemente associato ad una figura carismatica, e quasi mitologica, come quella di Kennedy. Clinton ha fatto in modo che il proprio racconto suggerisse questo paragone per posizionare la propria storia.

Se il racconto che fa di sé un candidato riesce ad innescare una traiettoria narrativa, allora l’elettore sente di poter immaginare come tale personaggio politico si comporterà in futuro. Quest’immaginazione stimola la fiducia e di conseguenza il consenso. Se un candidato politico, ad esempio, è stato un eroe in una circostanza del passato, l’elettore si aspetta da lui forza, coraggio e sicurezza, proiettando così nel futuro il valore raccontato da un episodio passato e creando, appunto, una traiettoria narrativa. La traiettoria narrativa al contempo è come se facesse sempre “sentire” un collegamento coerente – e quindi prevedibile e perciò più facilmente votabile se vicino alle proprie posizioni – tra passato, presente e futuro.

 C’è una foto famosa che Clinton ha utilizzato nella sua prima campagna elettorale. Lo ritrae, sedicenne, mentre stringe la mano del Presidente Kennedy. E’ una foto che da sola narra un arco narrativo intriso di significati, esalta l’associazione tra i due presidenti, le similitudini, ma soprattutto rende riconoscibile la storia di Clinton perché associata con a quella di Kennedy. La stretta di mano è un gesto simbolico di connessione profonda, un passaggio ideale di testimone narrativo.

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