Contro-storia nel Nordafrica

Nel 1955, il primo dicembre, una giovane donna di colore, di nome rosa Parks stava tornando a casa in autobus dopo una giornata di lavoro. L’unico posto a sedere libero era nella parte riservata ai bianchi, quella anteriore, e perciò si sedette lì. Quando, poco dopo, salirono dei passeggeri bianchi, il conducente le ordinò di alzarsi e spostarsi nella parte riservata ai neri. La giovane donna si rifiutò di lasciare il posto. Il conducente fermò l’autobus, chiamò la polizia e la fece arrestare. Rosa Parks fu incarcerata per aver violato le norme cittadine.

Questa storia divenne una delle storie trainanti della protesta del movimento per i diritti civili di quegli anni, il racconto emotivo capace di trasmettere il valore di ferma volontà contro l’ingiustizia del razzismo. Divenne una nuova linea di conflitto. Naturalmente la storia funzionava perché incontrava, contattava nel vivo, il momento biografico degli americani, innescando il senso di familiarità, permettendo l’identificazione, e portando alla trasformazione interiore che si tradusse esteriormente in azione e ribellione.

Se guardiamo a quanto accaduto in Tunisia (e sta accadendo in altri paesi del Nordafrica) in questi mesi, possiamo certo trovare delle dinamiche narrative simili, pur in uno scenario molto complesso e tragico sul quale hanno influenza anche pressioni internazionali e crisi economica globale. Nel dicembre del 2010, disoccupazione, rincari alimentari, corruzione e cattive condizioni di vita hanno innescato un’ondata di proteste popolari in Tunisia. Spinto dalla disperazione il popolo tunisino ha cominciato a chiedere un futuro vivibile, ed ha portato in piazza una contro-narrazione a quella imposta da decenni di dittatura. La contro narrazione è una storia che va in contrasto, che mette in discussione una storia dominante, che la ri-racconta, la ri-pensa, la cambia. Una narrazione di protesta narrata e vissuta da un sufficiente numero di persone può modificare scelte politiche, abitudini sociali, cultura ed economia. In un paese democratico narrazioni e contro-narrazioni si confrontano continuamente. In un paese non democratico vengono soffocate e represse, non vengono permesse. Almeno finché la disperazione non le trasforma in tragiche proteste.

E’ una lettura generale (e vista da lontano) a degli accadimenti che hanno certo degli intrecci più complessi, e a vari livelli, ma in Tunisia, il popolo si è mosso nella volontà di cambiare la storia che stava vivendo, e che non poteva più sostenere. E man mano che la rivolta si diffondeva nel paese, anche in modo tragico, (ancora una volta la Rete ha avuto un ruolo determinante alla diffusione di informazioni non controllate) altre persone la facevano propria, identificandosi in una nuova storia che per loro aveva la speranza di un futuro migliore.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Narrazioni Contemporanee. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...