Come elaborare il lutto se la narrazione politica di Berlusconi finisce (e nessuno ha costruito un frame alternativo)?

Prendiamo un’opinione: “essere favorevoli alla guerra”. Supponiamo che in un determinato periodo storico, magari per paura di attacchi terroristici, questa opinione sia l’opinione più diffusa, la narrazione dominante. “Essere favorevoli alla guerra” è un frame narrativo (una quadro di senso, una cornice di significati) che contiene prototipi, metafore, racconti, immagini ed emozioni; una serie di elementi base – uniti da un filo narrativo – che verranno attivati in modo evocativo dal linguaggio usato per sostenere questa opinione. Ora, immaginiamo di voler contrastare l’opinione dominante parlando di “essere contrario alla guerra”: prototipi, metafore, narrazioni e immagini che attivo in questo modo – pur negandoli – sono gli stessi di chi è favorevole alla guerra. Se nel momento in cui lo faccio l’idea dominante è “essere favorevole alla guerra” la mia azione favorirà l’attivazione degli stessi elementi base su cui è costruita anche l’opinione della maggioranza. Anche se giungo a conclusioni differenti. L’effetto è di rinforzare le basi del pensiero (narrazione) dominante.

Per contrastare il frame “essere favorevole alla guerra” e puntare a sostituirlo, bisognerebbe cominciare a costruire un frame nuovo, effettivamente alternativo capace di attivare differenti metafore, racconti, immagini ed emozioni. Potrebbe essere ad esempio: “essere favorevole alla pace”. (Naturalmente non basta dire il nome del frame per crearlo. Bisogna costruirlo attraverso una precisa strategia narrativa che non è semplice aneddotica ma vero e proprio storytelling strategico. E oggi esiste un metodo codificato per farlo. Ne posterò prossimamente; verrà pubblicato anche un libro).

Ora, premesso che questa non è una presa di posizione politica ma una semplice analisi sulla scena narrativa in corso… che succede quando si combatte il berlusconismo con l’antiberlusconismo?

Giochiamo un po’ con i frame. In Italia ne esiste uno che possiamo chiamare “Silvio Berlusconi”. E’ la storia politica dominante, democraticamente (e)letta e ri(e)letta, fortemente radicata sul piano culturale, dei costumi e perfino nel linguaggio. Questo frame viene attivato ogni volta che si parla di: sesso, soldi, televisioni, potere, informazione, conflitto di interessi, giornali di destra (implicito pro-Berlusconi), giornali di sinistra (implicito contro-Berlusconi), barzellette, gaffes, gossip, corruzione, magistrati, impunità, persecuzione giudiziaria, Berlusconi ha problemi di salute, Berlusconi divorzia dalla moglie, Berlusconi fa i festini, Berlusconi ha la fidanzata, il Milan torna a vincere, e così via. Di tutto. Le contro narrazioni politiche oggi sono prevalentemente impostate su dei frame del tipo Anti-Berlusconi, Antiberlusconismo, Mandare a casa Berlusconi, Grande coalizione contro Berlusconi, eccetera. Cosa tentano di fare queste contro-narrazioni? Tentano di indebolire la storia dominante senza però uscire dal frame “Silvio Berlusconi” e quindi rinforzandone continuamente gli elementi base radicati nella mente degli italiani. E infatti queste sono contro-narrazioni ma non contro-frame. Non a caso alla domanda “Se lei potesse scegliere, quale tra queste personalità nominerebbe come Presidente del Consiglio in Italia, per la sua capacità, per il suo carisma?” il più nominato è – guarda caso – il Personaggio principale del frame dominante: Silvio Berlusconi. (Sondaggio Ipsos, puntata Ballarò 11/1).

Oggi nessuno costruisce un vero frame alternativo. (anche se, a dire il vero, una forza politica che l’ha fatto c’è; ma questo lo vedremo in un altro post!).

Ma che accade se il frame dominante implode sotto l’attacco narrativo costante degli avversari, pur se l’attacco avviene dall’interno del frame stesso? Ora, con tutto il “servizio” che tanti stanno offrendo alla narrazione dominante (“Silvio Berlusconi”), che succederà nel momento in cui dovesse chiudersi questo grande libro che tutti leggiamo da quasi vent’anni? Che fine faranno coloro che hanno tentando di far finire una storia, da dentro quella storia? Ne rimarranno definitivamente chiusi dentro o salveranno qualche brano narrativo, qualche brandello di narrazione politica senza trama, con cui tentare di raccontarsi? E poi che succederà, se si chiude la narrazione dominante senza aprirne una di realmente alternativa e di paragonabile diffusione. Come avverrà l’elaborazione del lutto se muore la narrazione politica di Berlusconi che in fondo unisce l’Italia? Ci si spartiranno tante narrazioni territoriali? Vincerà una storia rabbiosa? Rivendicatrice? Spartitrice? Consolante? O s-paesata (senza paese)?

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