WikiLeaks e la Contro-Storia: una narrazione globale seriale

In ogni contesto vi è una narrazione dominante. Le semplici norme sociali, per esempio, si basano su storie/consuetudini che costituiscono un grande frame narrativo in cui tutti viviamo. Le nostre storie si adattano a questo frame, cioè ne tengono conto. Ma le storie, se innovative, possono anche cambiare il frame, modificarlo: se confrontiamo i costumi sociali di trent’anni fa con quelli di oggi possiamo accorgerci di come vi siano stati dei cambiamenti.

 La tirannia viene costruita attraverso narrazioni continue e ben precise. La libertà, affinché continui ad essere tale, deve essere difesa con le stesse armi: attraverso narrazioni ben precise. Più il cittadino sa identificare i caratteri tirannici di una narrazione, più è consapevole del tipo di storia che lo sta circondando. Il grado di libertà di un qualsiasi contesto è proporzionale alla libertà delle persone che ci vivono, di poter ri-raccontare, ri-pensare, cambiare la storia in cui vivono. 

Negli ultimi mesi è saltata alla ribalta un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo documenti coperti da segreto (di stato, militare, industriale, bancario) e li pubblica sul proprio sito web. L’organizzazione si chiama Wikileaks ed ha un sito – unico mezzo attraverso cui comunica, se si escludono le conferenze del fondatore e portavoce Julian Assange – curato da giornalisti, attivisti, scienziati. L’intento dichiarato è quello di portare alla luce comportamenti non etici di governi e aziende. Wikileaks trasmette anche informazioni a quotidiani come il New York Times, The Guardian, Ded Spiegel.

Il 28 novembre 2010, la pubblicazione di un’ingente rassegna di documenti USA riservati, sulle diplomazie occidentali, rendendoli noti al grande pubblico, ha innescato una narrazione globale con tutti i caratteri del serial d’intelligence politico che ha coinvolto e fatto traballare le relazioni diplomatiche internazionali. I media tradizionali si sono subito tuffati sulla notizia ed hanno amplificato ogni rivelazione contenuta nei documenti, creando un grande impatto nella politica internazionale e nell’opinione pubblica.

 Questo ha innescato una trama immediatamente riconoscibile dal pubblico, un classico schema di buoni e cattivi, narrativamente sostenuto dal mistero, e dal desiderio di sapere cose segrete, dall’attesa che vengano pubblicate. Ogni giorno WikiLeaks promette delle nuove rivelazioni (nuove puntate), nuovi colpi di scena e promette che ce ne è per tutti: politici, banche, multinazionali. Un serial a tutti gli effetti, con tutti i caratteri dell’intelligence story con tanto di minacce di morte ad Assange, password segrete, e documenti pronti ad essere diffusi a tutti nel caso in cui gli succeda qualcosa, mandati di cattura internazionali, oscuramento dei siti, server nascosti in bunker segreti, 100.000 collaboratori pronti a diffondere le password, centinaia di migliaia di documenti confidenziali che sembrano poter far tremare l’estabilishment del mondo intero. I brani narrativi di WikiLeaks sono come quegli spezzoni di film non inclusi nel montaggio finale; parti rimosse dalle narrazioni presentate, contenuti speciali dell’unico grande film mondiale in cui viviamo. Solo che offrono un punto di vista completamente differente da quello dato per scontato e assodato, talvolta opposto dalla narrazione ufficiale. Nonostante rappresentino narrazioni frammentarie, si inseriscono in storie esistenti, appropriandosi delle trame conosciute (e dei personaggi conosciuti) dalla gente, sconvolgendone i finali, svelando i segreti, rimescolando le carte dei buoni e dei cattivi, creando nella mente delle persone una ri-definizione dei personaggi, mostrandoli come veri e propri archetipi mutaforme.

 Abbiamo detto prima di tirannia e libertà. Il grado di libertà di un qualsiasi contesto è proporzionale alla libertà delle persone che ci vivono di poter ri-raccontare, ri-pensare, cambiare la storia in cui vivono.

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